“Mio figlio non dorme, si sveglia in continuazione, ha scambiato il giorno con la notte”.

Se vi siete riconosciuti in almeno una di queste affermazioni l’articolo della nostra  ostetrica Caterina vi chiarirà molti dubbi e darà risposta alle vostre numerose domande.

Se volete saperne di più su Caterina e foste interessati a contattarla, vi aspettiamo in fondo all’articolo!

Conoscere, aiuta ad affrontare preparati le prime difficoltà per cercare le soluzioni migliori per la serenità di tutta la famiglia, ecco perché è giusto che già dalla gravidanza i genitori siano informati riguardo alla fisiologia del sonno dei neonati.

Sviluppo cognitivo nel neonato

Nei bambini fino al quarto anno di vita domina l’emisfero destro del cervello, ovvero l’emisfero emotivo ed affettivo; questo significa che da 0 a 4 anni i bambini hanno bisogno di essere rispettati a ascoltati nelle loro emozioni e nelle loro modalità comunicative non verbali; non avendo ancora sviluppato la struttura anatomica che prevede loro di essere “ragionevoli” come molti adulti vorrebbero. Come possiamo pretendere che un bambino di 6 mesi accetti che le sue emozioni vengano ignorate, per esempio di notte? E’una pretesa del tutto assurda. L’emisfero destro, fra l’altro, elaborerà le emozioni vissute fino ai 3 anni come base della vita emotiva futura del bambino. Le emozioni a quest’età sono degne di attenzione sia di giorno, sia di notte.

I bambini hanno bisogno degli adulti per imparare a camminare, vestirsi, mangiare, ed hanno bisogno di loro anche per imparare ad accettare le proprie emozioni e a trasformarle, in caso di stress, in emozioni gestibili e positive.

La maturazione cerebrale di un bambino avviene in modo sequenziale, ogni nuovo sviluppo si inserisce sulle basi precedenti, derivate da esperienze passate

Non rispondere al pianto di un neonato rischia di innescare in lui una condizione di stress e una conseguente reazione di “disperazione/dissociazione” in cui il bambino non piange più e si chiude in se stesso. Questa risposta può essere scambiata per una conquista di autonomia e indipendenza, ma in realtà può essere una difesa del piccolo, inondato dagli ormoni dello stress.

Gli stati comportamentali del bambino

Brazelton, noto pediatra americano, ha individuato 6 stati comportamentali che caratterizzano le 24 ore di un neonato.

Stato di sonno profondo

Il bambino non presenta attività fisica, né movimenti particolari. Il suo respiro è regolare e profondo ed è difficile svegliarlo. Non sono presenti movimenti oculari sotto le palpebre e in genere non reagisce ai rumori e agi stimoli presenti nel suo ambiente. E’ la fase del sonno in cui possiamo spostarlo senza svegliarlo.

Stato di sonno attivo e leggero

La respirazione è irregolare e superficiale e potrebbero esserci movimenti del corpo e del viso, come sorrisi o ammiccamenti.

Il neonato può svegliarsi con facilità ed è reattivo anche agli stimoli a bassa intensità. E’ la fase in cui sogna o fase REM.

Stato di transizione sonno/veglia e veglia/sonno

Il bambino presenta attività fisica minima, respiro irregolare, occhi che si aprono e si chiudono, è difficile capire se sia sveglio o addormentato. Può riprendere sonno da solo se non stimolato direttamente o indirettamente.

Stato di veglia quieta

Il bambino è calmo e rilassato, il suo respiro regolare. E’ attento e ricettivo agli stimoli che lo circondano (suoni, volti e movimenti). E’ la fase ideale per essere massaggiato o allattato e per interagire con gli altri: in questa fase avviene l’apprendimento attraverso lo sguardo e il contatto.

Stato di veglia attiva

Il bambino si guarda intorno ma non guarda in faccia: è fisicamente più attivo che nella fase precedente. Dà segnali di insofferenza e comunica un desiderio di cambiamento. Emette vocalizzi che possono portarlo al pianto.

Pianto

E’ la fase che indica che si sono superati i suoi limiti di adattamento. Il bambino deve essere accudito urgentemente.

 E il sonno?

Appena nato un bambino trascorre tra il 70 e l’80% del suo tempo negli stati di sonno, si mantiene in uno stato di veglia molto breve prima e dopo aver mangiato, e il pianto dovrebbe essere un segnale raro, ma importante per segnalare una situazione in cui l’adulto deve intervenire.

 

Sonno REM nel bambino e negli adulti

Il sonno REM è la fase in cui sognamo, una fase di sonno “attivo”, in questa fase avvengono molte cose: un maggior afflusso di sangue e ossigeno al cervello; una paralisi motoria nell’adulto, nel senso che gli impulsi nervosi vengono bloccati a livello del midollo spinale per impedire che “si agiscano” i sogni, una forte diminuzione dell’apparato muscolare. Questa fase è già presente nella vita fetale e si stabilizza sugli stessi livelli degli adulti intorno ai 3/4 anni di vita.

In questa fase crescono i neuroni e le connessioni neuronali, perciò si capisce quanto possa essere importante. I bambini hanno un sonno differente rispetto agli adulti: hanno bisogno del sonno per crescere, per trovare i propri ritmi di sonno e stabilizzarsi poi negli anni.

I risvegli non indicano un problema di sonno.

I bambini che soffrono di disturbi del sonno sono coloro che  dopo essersi svegliati non si riaddormentano per ore, saltando la ritmicità tipica dell’alternanza tra le diverse fasi e gli stadi REM.

Un bambino nato a termine passerà il 50% del suo sonno in fase REM e la mamma in questa fase è sincronizzata al suo bambino anche nelle fasi del sonno. Un mamma a fine gravidanza ha una fase REM pari al 50%.

Sonno non REM

E’ la fase del sonno più profonda in cui riposiamo, è considerata una fase lenta e passiva. Lo stadio 3 e lo stadio 4 sono quelli di sonno profondo e compaiono solo dopo il terzo mese di vita, quando inizia la produzione endogena di melatonina da parte del bambino. In questi stadi è più difficile svegliarsi e il bambino ci arriva solo dopo qualche mese di vita.

Per oggi ci fermiamo qui, questo articolo punta a creare un’infarinatura per spiegare le necessità biologiche riguardo al sonno del vostro bimbo.
Nel prossimo articolo la dolce Caterina ci parlerà di risvegli, quali sono le cause e quali i rimedi.

Sono Caterina, ho 31 anni, sono un’ostetrica, moglie di Niccolò e mamma di Luna da Febbraio
2016.
Essere ostetrica è più che altro una vera e propria passione e non avrei potuto fare altro lavoro nella
vita.
Dopo aver lavorato qualche anno in vari presidi pubblici e privati come ostetrica dipendente, ho
deciso di proseguire come libera professionista; seguire le donne e le famiglie in autonomia,
garantendo loro un’assistenza continua e personalizzata è il mio vero obiettivo.
Sono sognatrice, romantica, fantasiosa e creativa, amo stare in compagnia dei miei amici e della
mia numerosa famiglia e più di ogni altra cosa al mondo adoro fare la mamma.
Dal 2014 ho un blog vitadaostetrica.com nel quale parlo della mia vita, della mia professione e
delle mie passioni!

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