Dott.ssa Adriana Cafaro & Dott.ssa Chiara Romagnoli

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Madre e figlia nella vita privata, collaboratrici nella vita professionale.

Adriana, laurea in Odontoiatria e protesi dentaria nel 1984, Master in patologia orale, si occupa in special modo di ortodonzia e pedodonzia.

Titolare, insieme al Dottor Ercole Romagnoli, dello Studio dentistico Associato Cafaro-Romagnoli in Milano.

Chiara, laurea in Igiene dentale nel 2012, si occupa prevalentemente di prevenzione e promozione della salute orale.

Parliamo del succhietto!

La suzione è un meccanismo innato che si sviluppa nel neonato sin da quando si trova nella pancia, preparandolo a nutrirsi al seno della mamma o al biberon. Soprattutto nei primi mesi di vita il bambino dedica gran parte delle ore di veglia a succhiare come atto spontaneo che procura sensazioni piacevoli. È una sorta di metodo consolatorio che il neonato mette in atto nel momento in cui si sente solo (quando la mamma è lontana) o avverte qualche sensazione di disagio.

È bene tener sempre presente che il ciuccio è un sostituto del seno materno e non viceversa, ma non è un’alternativa del contatto e rapporto con la madre; consigliare di dare il ciuccio a un bambino che in realtà vuole il seno è ignorare il suo bisogno della mamma.

La tecnica di suzione del ciuccio e della mammella sono molto diverse, quindi il neonato potrebbe trovarsi disorientato, non attaccarsi efficacemente al capezzolo e compromettere l’allattamento materno. Quindi è preferibile evitare il suo utilizzo nelle prime settimane di vita.

Qual è il materiale migliore per il ciuccio?

La maggioranza dei succhietti in commercio è realizzata in caucciù o silicone. Sono entrambi materiali molto validi che si distinguono per alcune caratteristiche strutturali: il caucciù è una gomma di origine naturale estremamente resistente, soffice ed elastica, ma tende ad alterarsi in breve tempo; il silicone è un materiale sintetico in grado di mantenere alterate le proprie caratteristiche senza eventuali danni causati dall’usura, sole e calore ed è inoltre inodore ed insapore. Ne consegue che un ciuccio in caucciù andrà sostituito più frequentemente rispetto ad uno in silicone.

Bisogna tener presente che alcuni individui possono essere allergici alla proteina del lattice e che il ciuccio può essere responsabile anche della sensibilizzazione al lattice, sostanza colpevole dell’1% delle forme allergiche dei bambini predisposti. Questo rischio può essere facilmente evitato preferendo il succhiotto al silicone che non provoca alcuna reazione allergica.

Qual è la forma migliore per il ciuccio?

domanda forma ciuccio 

Esistono diverse forme di ciuccio: le più diffuse sono l’anatomica, quella a ciliegia e quella a forma di goccia.

Anatomicoil ciuccio segue l’anatomia della bocca, adeguandosi alle sue forme; è schiacciato e ha la punta rivolta verso il palato.

A ciliegiasono succhietti con forma del tutto analoga a quella del capezzolo.

A gocciasi tratta di quella categoria di ciucci con forma asimmetrica e piuttosto allungata.

A seconda dell’età del nostro bambino, potremo scegliere ciucci differenti: esistono, dunque, succhietti per bambini neonati, ciucci per bambini di età compresa tra i 4 e i 6 mesi e infine per bambini con età superiore all’anno.

In generale vale la regola che la forma migliore è quella che costringe il bambino a fare fatica, cioè a mantenere tutte le strutture anatomiche coinvolte nell’atto della suzione nella posizione corretta.

Come deve essere sterilizzato?

 In commercio è possibile reperire sia diverse soluzioni per la sterilizzazione del ciuccio sia vere e proprie sterilizzatrici. Sempre valido e consigliato è il “rimedio della nonna”, cioè l’immergere per massimo 5 minuti in acqua portata ad ebollizione.

E’ consigliato sterilizzare succhietto prima di utilizzarlo per la prima volta ed in seguito con regolarità. Durante questa operazione è possibile che una piccola quantità di acqua finisca nella tettina, può essere eliminata facilmente premendo delicatamente su di essa.
Quando non lo si sterilizza, lavare il succhietto sotto l’acqua corrente.  Importante è non commettere l’errore di pensare che la saliva di mamma e papà sia un disinfettante; la saliva è il principale veicolo di trasmissione di batteri, compresi quelli responsabili della carie.

Ogni quanto deve essere sostituito e perchè?

Per motivi igienici e per la sicurezza del bambino, sostituire il succhietto al massimo dopo 1-2 mesi. È bene però controllarne regolarmente il grado di usura, sostituendolo appena si manifestano alterazioni, soprattutto se il bambino ha già i denti.

Il succhietto lenisce efficacemente il dolore provocato dalla comparsa della dentatura da latte?

 L’eruzione dei primi dentini viene spesso indicata con il termine “Dentitio difficilis” in riferimento all’insieme di sintomi con cui solitamente si accompagna: nervosismo, dolore, malessere generale, febbre, disturbi gastrointestinali ed aumento della salivazione.

Per lenire il fastidio in bocca sono utili i cosiddetti “massaggia gengive”, giocattoli in gomma ruvida contenenti un liquido refrigerante da tenere in frigo o nel freezer, e da dare da mordicchiare al bambino. L’effetto anestetico del freddo, unito al massaggio esercitato dalla superficie ruvida, aiutano a distrarre il piccolo dalla sensazione fastidiosa. Si può, inoltre, massaggiare le gengive con il dito avvolto in una garza sterile inumidita con acqua o soluzione fisiologica. Se questi rimedi dovessero non funzionare e il bambino apparisse sofferente, può essere opportuno usare uno specifico gel dentale dalla blanda azione anestetica.

Il succhietto anche in questa situazione svolge il suo consueto ruolo consolatorio e/o calmante, ma non ha alcuna funziona specifica nel lenire il dolore legato all’eruzione dei dentini. Può anche capitare che il bambino rifiuti il ciuccio, proprio per via del fastidio che avverte e della nuova situazione orale a cui deve abituarsi.

Come incide il ciuccio nello sviluppo del palato del bambino e quando diventa un rischio?

domanda come incide

Lo sviluppo del cavo orale, e quindi del palato, inizia nella vita intra-uterina e continua fino alla pubertà; alla nascita  le parti ossee non sono saldate fra di loro e qualsiasi elemento “estraneo” risulta in grado di alterare il processo di formazione e crescita.

Il ciuccio, così come il dito, viene utilizzato generalmente per lunghi periodi nell’arco della giornata ed è proprio questa costanza di utilizzo che influenza la crescita del palato nei tre piani dello spazio, cioè ampiezza, altezza e profondità. Questo avviene in quanto il ciuccio si interpone fra la lingua ed il palato impedendo la normale stimolazione che la lingua effettua sullo sviluppo trasversale dell’arcata superiore che si dovrà adattare a quella inferiore, inoltre la permanenza di un corpo estraneo tra le labbra porta alla formazione del “morso aperto” cioè i denti anteriori non si vengono a trovare alla giusta altezza rispetto a quelli inferiori, viene a mancare il corretto contatto tra le labbra che restano socchiuse con interposizione della lingua tra i denti  sia a riposo, sia durante la deglutizione.

 Il problema è solo di tipo estetico?

Quello che viene percepito è una mancato allineamento dei denti  superiori che possono risultare sporgenti e non combacianti fra di loro, ma questo è solo uno degli aspetti che si verificano quando abbiamo un’alterazione della forma del palato. Molto importanti sono i possibili deficit respiratori: il palato rappresenta la base del naso, un palato stretto determina una diminuita pervietà nasale con la possibilità di instaurarsi di una respirazione mista o prevalentemente orale; inoltre la lingua non trova il giusto spazio nella parte alta della bocca, tende a collocarsi verso il basso influenzando anche la posizione della mandibola oltre che la giusta pronuncia delle parole con difficoltà di linguaggio.

Oltre i tre anni il rischio di deformazioni dentali è più alto?

Lo sviluppo del cavo orale copre un lungo arco di tempo, per cui maggiore è il tempo di utilizzo del ciuccio, maggiori saranno le probabilità di alterazioni non reversibili spontaneamente. L’ideale sarebbe riuscire ad eliminare il succhiamento entro i 18 mesi, ma comunque non oltre i 3 anni al fine di permettere un recupero funzionale spontaneo oppure con un minimo intervento rieducativo.

Quando bisogna iniziare a lavare i denti?

 L’igiene orale comincia dalla nascita!

Con il parto smettiamo di essere sterili e la bocca è tra i primi distretti del corpo in cui si verifica una colonizzazione batterica. Per questo motivo è indicato detergere le mucose del lattante, dopo ogni poppata, con una garzina inumidita con soluzione fisiologica. In commercio esistono salviette ad hoc già confezionate o guantini studiati per effettuare anche un massaggio gengivale, molto utile nell’arrecare sollievo durante i periodi di eruzione dei denti da latte. Quando inizieranno ad erompere i primi dentini (intorno al sesto mese circa) è possibile iniziare ad utilizzare presidi più specifici, come degli spazzolini da denti, senza dentifricio, solo inumiditi, oppure il “dito di gomma”, un ditale in silicone idoneo sia per il massaggio e detersione delle gengive sia per la pulizia dei denti o lo stesso guantino sopra citato. Sempre dai sei mesi è indicato far iniziare il bambino a “giocare” con lo spazzolino; esistono a tale scopo presidi studiati per evitare il rischio di soffocamento o di lesioni orali. A partire dai 3 anni fino agli 8, il bambino deve iniziare a lavare i denti da solo con l’aiuto e la supervisione dei genitori.

 

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