PRIMI PASSI NEL MONDO

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Questo libro mi ha molto colpita. E’ la storia di un Piccolo Canguro che non ha alcuna voglia di lasciare il marsupio, morbido e soffice, di Mamma Canguro. Lì, infatti, viene lavato e nutrito, ma, soprattutto, portato dovunque senza alcuno sforzo da parte sua.

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Mamma Canguro, però, col passare del tempo, comincia a preoccuparsi. Ormai, il Piccolo Canguro sta crescendo, diventa ogni giorno più pesante ed è ora che salti fuori per diventare autonomo. Per convincerlo,  gli mostra le meraviglie del mondo circostante, quanto gli altri animali si divertano a giocare tra loro, ma il Piccolo canguro sembra non essere interessato: l’unica cosa davvero bella per lui è restare con la sua mamma.

L’impresa si profila più ardua del previsto, tanto più che Mamma Canguro, alla fine del giorno, non riesce più a muovere un passo per la stanchezza, mentre il suo piccolino sprizza energia da tutti i pori.

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Quando la rassegnazione inizia a far capolino, ecco giungere verso di loro un simpatico cangurino, che chiede al nostro Piccolo Canguro di giocare con lui. Il nostro amico, subito rapito dai grandi salti di cui è capace il cangurotto, acconsente subito e spicca un balzo fuori dal marsupio… Ecco due saltatori pronti a vivere il vasto mondo, naturalmente dopo aver ricevuto le raccomandazioni di Mamma Canguro!
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Come avrete capito, questa storia, oltre ad essere davvero bella, è anche vicina a tutti noi. Molte volte, infatti, da educatrice, ho assistito ai “primi passi” dei bambini nel mondo, aiutandoli nel distacco da quel caldo e rassicurante marsupio che, nella realtà, è la propria mamma. Allo stesso tempo, molte volte quella stessa mamma si è trovata davanti a un bivio, scegliere tra la necessità che il proprio bimbo inizi a conoscere il mondo autonomamente e la voglia di tenerlo ancora vicino a sé.

Abbiamo chiesto a una mamma, Francesca, che ormai conoscete anche come psicologa per Bricioledinido, di raccontarci l’esperienza nido. Primi giorni, prime ansie, e se la scelta si è dimostrata quella giusta. Condividete con noi la vostra esperienza!

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Nido: scelta o necessità?

Necessità, ma un tipo di necessità più complesso di quello che potrebbe sembrare…Senz’altro c’era il lavoro e il bisogno di affidare la mia bambina a qualcuno nel tempo in cui non ci sarei stata, ma soprattutto  sentivo la necessità di trovare un luogo e delle persone che si occupassero di Margherita senza che io mi dovessi occupare di loro, come a volte accade con nonni, tate, zie, ecc..

Hai potuto scegliere il nido?

Sono stata fortunata, ho potuto scegliere ed ho scelto bene!! La fregatura è stata che non potevo saperlo quando è cominciata l’avventura e ho dovuto assumermi il mio rischio; alcune volte immagino che il peso di una scelta sbagliata può diventare molto difficile da digerire per una mamma.

Una scelta condivisa dalla famiglia?

Dal giorno in cui è nata Margherita la famiglia siamo diventati lei, il suo papà ed io. Ecco…diciamo che la famiglia ha appoggiato la scelta, tutti gli altri non proprio.

Hai fatto un colloquio pre inserimento?

Ho il vago ricordo di un colloquio pre inserimento fatto prima delle vacanze estive e con un’operatrice che, per ragioni organizzative, non sarebbe stata l’educatrice che accoglieva Margherita. Non è stato molto utile, descrivevo una bambina che 3 mesi dopo non esisteva più ad una persona che non se ne sarebbe presa cura..

Che età aveva il bambino? Quanto è durato l’inserimento?

10 mesi. L’inserimento è durato 2 settimane, quelle previste.

Come ha reagito al nuovo ambiente?

10 mesi. Fino a quando ero al suo fianco molto bene. Dal primo distacco: una tragedia…proprio una tragedia greca direi, è durata mesi.

Emozioni di quei giorni?

Ricordo la sera prima, ero emozionata come se fosse il mio primo giorno di scuola, sono riuscita ad addormentarmi a fatica. Ripensandoci adesso credo che la cosa veramente difficile del primo inserimento di un figlio in comunità, oltre all’ovvio timore del distacco, c’entri soprattutto con la consapevolezza di stare per presentare al mondo il frutto del nostro “lavoro di madre”, dalla genetica all’educazione.

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Hai mai avuto dubbi sulla scelta fatta? Se sì, cosa ti ha spinto a continuare?

Mai nessun dubbio: nemmeno quando la lasciavo mattina dopo mattina urlante. Nonostante tutta la fatica, di entrambe e anche della sua educatrice a sopportare le sue urla temo…, non mi ero mai sentita così supportata e accolta da quando Margherita era nata.

Dopo il primo anno, tutto è filato liscio?

Dal primo giorno del secondo anno la mia bambina entrava in classe felice e mi salutava sorridente. Non so se sia stato per le fatiche che abbiamo passato durante il primo anno ma quell’immagine di lei che mi saluta spensierata e si immerge felice nella sua giornata è uno dei ricordi più belli e gratificanti della mia maternità.

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Consiglieresti il nido alle altre mamme?

Lo faccio quotidianamente: alle amiche, alle mamme dei miei piccoli pazienti.

Passaggio dal nido alla materna: chi ha sofferto di più?

Purtroppo credo abbia sofferto di più Margherita, anche se avrei preferito il contrario; per me è stata dura ma per lei è stato proprio come perdere, per la prima volta nella vita, un luogo caldo e sicuro senza poterne veramente capire il senso.

A presto
Rossella e Francesca

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